L’uso prolungato del telefono cellulare può causare tumori alla testa.

Lo sostiene la Corte d’Appello di Torino che, martedì 14 gennaio u.s., ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea, emessa nel 2017, sul caso sollevato da un dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico.

Il pronunciamento riapre il dibattito, ma l’estate scorsa un rapporto curato dall’Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Ivrea non ha dato conferme all’aumento di neoplasie legato all’uso del cellulare.

In precedenza, però, altri rapporti erano giunti a determinazioni di tenore opposto: nel 2011 alcuni ricercatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità erano giunti alla conclusione che un uso prolungato e scorretto potrebbe far insorgere tumori.

Le perizie tecniche hanno fornito “solidi elementi per affermare un ruolo causale tra l’esposizione dell’appellato alle radiofrequenze da telefono cellulare e la malattia insorta”.

È quanto scrivono i giudici della Corte d’Appello di Torino nella sentenza sul caso di Roberto Romeo, ex dipendente Telecom Italia che, dopo aver trascorso 15 anni facendo frequenti telefonate di lavoro con il cellulare vicino all’orecchio, ha scoperto di essere affetto da neurinoma del nervo acustico, un tumore alla testa benigno ma invalidante.

La sentenza ha confermato quella di primo grado del Tribunale di Ivrea del 2017 che aveva condannato l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale.

Le nuove consulenze tecniche richieste dai giudici rivelano come “i campi elettromagnetici ad alta frequenza” siano “possibili cancerogeni per l’uomo”, anche sulla base di uno studio dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) facente parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La Corte d’Appello ha valutato i risultati di perizie tecniche eseguite da una specialista in medicina legale e uno in medicina del lavoro, dirigente medico del Servizio nazionale di Epidemiologia Asl TO3.

Quindi da un lato c’è la giurisprudenza che arriva a una sentenza ben precisa, dall’altro c’è la scienza che resta ancora divisa con prove scientifiche contraddittorie.

La ricerca in questo campo è infatti tutt’altro che semplice, e spesso gli studi condotti vengono messi in discussione perché utilizzano metodologie di misurazione obsoleti e non aderenti alla realtà.

In attesa che la comunità scientifica trovi la “pistola fumante” che collega i telefoni cellulari al cancro, o viceversa smentisca in maniera chiara questa correlazione, vale la pena mettere in pratica alcune regole note, ma che è bene ribadire per limitare l’esposizione alle radiazioni e alle frequenze dei nostri dispositivi mobili:

  • mantenere quanto più distanza possibile dalle fonti di radiazioni (quindi evitare di tenere lo smartphone in tasca, ad esempio);
  • è preferibile utilizzare le cuffie o il vivavoce per ridurre drasticamente l’esposizione alle radiazioni;
  • non dormire con il cellulare vicino al cuscino, la vicinanza del telefono cellulare al corpo è inversamente correlata alla dose a cui sono esposti i nostri tessuti e organi;
  • limitare l’esposizione dei bambini ai dispositivi mobili.

Fonte: il Sole 24 ore